Dettaglio Agente 2.0

Altre denominazioni e intestazioni
  • Istituto per le Case Popolari in Firenze, 1909-1936
Tipologia ente
  • Non statale - comune/città metropolitana/unione di comuni (organo e ufficio)
Condizione giuridica
  • Ente pubblico
Estremi cronologici
  • 1909 - 1986
Luogo

Storia istituzionale

L'Istituto per le Case Popolari in Firenze nacque per iniziativa del Comune di Firenze, con la deliberazione consiliare 24 marzo-21 aprile 1909. Fu poi riconosciuto come ente morale con Regio decreto del 16 agosto 1909 n. 293.
L'Istituto fiorentino si dotò del primo Statuto organico, di trentanove articoli, il 16 agosto 1909. Secondo lo Statuto, le case per la residenza delle persone più povere che l'Istituto costruiva o acquisiva potevano essere date solo in locazione. Il Comune di Firenze aveva il diritto di sorveglianza e di controllo sull'andamento dell'Istituto. L'esecuzione delle deliberazioni del Consiglio e l'ordinaria amministrazione erano affidati a un direttore responsabile, eletto dal Consiglio direttivo e di esso rappresentante verso i terzi. Il direttore era capo degli uffici, responsabile delle scritture contabili, delle consistenze attive e degli inventari, formava inoltre i bilanci, gli inventari annuali e il conto patrimoniale, provvedeva a esazioni e pagamenti, firmava con il presidente i mandati (art.17). Il servizio di cassa era tenuto dalla Tesoreria comunale (art.18). La progettazione e la manutenzione dei fabbricati erano affidate a un ingegnere civile nominato dal Consiglio (art. 19). Il tetto massimo di reddito annuo per un inquilino avente famiglia, per essere idoneo a richiedere una abitazione popolare era 3000 lire, 1500 quello di chi non aveva famiglia.
Il primo ingegnere dell'Istituto fu Ugo Giovannozzi, che fu anche il primo proprietario della sede fiorentina dell'ente, in via Fiesolana 5, da lui acquistata nel 1925. Giovannozzi progettò il primo blocco di case in via Rubieri a Firenze e fu ingegnere capo dell'Istituto fino al 1921. L'attività dell'Istituto continuò con la costruzione di edifici a blocco fino al 1919; dopo via Rubieri ci furono via Erbosa, via Annibal Caro, e via Circondaria, dove si adibì un locale a biblioteca, e dove, fino agli anni '70, rimase parte dell'archivio.
La prima pietra del quinto blocco, in zona Campo Marte, fu posata il 1 marzo 1920 e il 4 maggio successivo si avviavano le trattative con il Comune per l'acquisto dell'area per il sesto, in via Bronzino. Il 26 novembre 1921 fu assunto nell'ufficio tecnico l'ingegnere Carlo Burci, genero del presidente, ingegner Giuseppe Lenci.
A Firenze, per risolvere il problema dell'alto costo delle aree, vennero prese in considerazione zone periferiche per la costruzione delle case economiche, anche a riscatto: Romito, Pignone, S. Niccolò e S. Gervasio e affidato il compito all'ingegner Burci di predisporne i progetti.
Nel 1927 fu posta la prima pietra del blocco di case di via Pisana (via Zanella) e tra il 1926 e il 1928 vennero realizzati i progetti della gestione precedente, di due tipologie: una 'ultrapopolare' e l'altra destinata al ceto impiegatizio. Inoltre, con la costruzione di un edificio per il 'Ricovero temporaneo' dei senza casa, vicino a via Manni (via Moreni), sembrava esser stato dato un importante sollievo all'urgenza dei più poveri. Nella medesima zona, tra il 1929 e il 1931 fu realizzato il grande complesso delle vie Manni, d'Orso e Gelli, allora situato in aperta campagna. Questo progetto era sintomatico della tendenza dell'Istituto a urbanizzare zone periferiche della città, dove si tendeva a far migrare il ceto non impiegatizio, in sintonia con i programmi edilizi del regime. Sempre negli stessi anni fu realizzato il complesso di via Erbosa e fu dato luogo ai progettati interventi del 1926 di tipi ripetibili, le palazzine per il ceto medio, in via Pisana, in via Mannelli e in via del Romito. Il villaggio giardino del Ponte di Mezzo, in zona Rifredi, fu progettato sempre dal Burci e sorse su un'area ceduta gratuitamente dal Comune, per ospitare costruzioni per i meno abbienti (1930-1932).
La legge 6 giugno 1935 n. 1129, approvata con Regio decreto del 30 aprile 1936, aveva messo mano al riordino degli Istituti su base provinciale, fino ad allora nati come emanazione comunale e di esclusivo interesse locale. Con Decreto ministeriale n. 8625 del 15 luglio 1936, l'Istituto per le case popolari di Firenze venne riconosciuto come Istituto autonomo provinciale, e ne fu approvato il relativo Statuto.
L'attività edilizia tra il 1936 e il 1938 si fermò quasi, nonostante l'individuazione di aree idonee a nuove costruzioni nelle zone adiacenti al villaggio del Ponte di Mezzo in via Carlo Del Prete e nei pressi del Ponte alla Vittoria, vicino al blocco di via Bronzino. Nel frattempo, i Comuni della provincia chiedevano con pressione crescente interventi di edilizia popolare, da attuare con il tramite dell'Istituto fiorentino. Vennero perciò avviati gli interventi reclamati a Vicchio, Palazzuolo sul Senio, Pontassieve, Reggello e Figline Valdarno, dove, nel 1940, fu utilizzata una "particolare elargizione del duce".
Con lettera del Comitato Toscano di Liberazione Nazionale del 27 settembre 1944, fu eletta la Commissione straordinaria di reggenza dell'Istituto fiorentino, composta dall'ing. Diego Giuriati, presidente, l'avvocato Agostino Arcangeli e Giovanni Stralanchi. Tale commissione rimarrà in carica fino al 15 giugno 1946, quando il commissario straordinario Giuriati passerà le consegne all'ingegner Massimiliano Tognozzi e il 10 agosto 1946 si insedierà il Consiglio di amministrazione del ricostituito Istituto Autonomo per le Case Popolari della provincia di Firenze.
Dopo la guerra, lo Stato intervenne attraverso il Genio Civile per risolvere il problema dei senza tetto e con l'emanazione di leggi per la ricostruzione. L'azione più ampia per le nuove costruzioni di Firenze e provincia, si identifica quasi per intero con l'utilizzo dei finanziamenti statali per mezzo della legge Tupini n. 408, del 2 luglio 1949, e degli incentivi della legge n. 43 del 28 febbraio 1949, meglio nota come Piano Ina-Casa o Piano Fanfani, dal nome del suo autore, all'epoca Ministro del Lavoro. Un'urgenza da risolvere per agevolare le costruzioni del piano Fanfani era la messa a punto del nuovo Piano Regolatore della città di Firenze. La cosa avvenne proprio nel 1962, quando già avevano preso avvio le discussioni intorno al quartiere che doveva sorgere a cavallo della collina fra Firenze e Bagno a Ripoli, il quartiere autosufficiente, poi coordinato, di Sorgane.
Dopo la massiccia azione Ina-Casa e l'acquisizione dei suoi beni da parte della Gescal, una ripresa della attività edilizia avvenne con la ricezione della legge 18 aprile 1962 n. 167, volta a "favorire l'acquisizione di aree fabbricabili per l'edilizia economica e popolare", da attuarsi mediante i piani di zona predisposti dai Comuni con la determinazione dei lotti su cui costruire alloggi economici e popolari. L'applicazione della legge 167 nell'area fiorentina determinò l'acquisizione dei lotti nelle zone Villamagna, Mantignano, Torri Cintoia e Le Piagge. La zona di Torri Cintoia, che si trova in prosecuzione virtuale del quartiere dell'Isolotto e delle costruzioni per il ceto medio nella zona dei Bassi, è l'ultimo luogo di concentrazione di case popolari, dopo la quale saranno compiuti interventi complessi ma parcellizzati in città e a pioggia nella provincia. Le imponenti costruzioni Gescal a Torri Cintoia del Gruppo Spinelli, che delimitarono verso ovest i lotti edificabili, vennero concluse dalle torri progettate dall'Ufficio tecnico dello Iacp a capo del quale, dopo il pensionamento di Alessandro Pancaro, il 30 novembre 1966, si era avvicendato l'ingegner Giorgio Perrone Compagni.
La legge 22 ottobre 1971, n. 865, detta 'legge per la casa', fu il primo passo del passaggio alle regioni delle competenze territoriali. L'istituzione dei Comitati per l'edilizia residenziale (Cer) determinò infatti la nascita di un organo che aveva il compito di distribuire i finanziamenti statali alle regioni. Diventò inoltre compito della Giunta regionale la nomina del presidente e del vicepresidente (art. 6) degli Iacp delle province.
L'Istituto, al proprio interno, vedeva intanto modificare la distribuzione degli uffici: la Sezione affitti e inquilinato era collocata nel Reparto amministrativo dell'ente. Quando le dimensioni della Sezione aumentarono, la struttura generale venne tripartita, mantenendo fermi i Servizi amministrativo e tecnico, con la nascita del Servizio affari generali.
Superata la fase del piano decennale, segnata dalla prassi dell'appalto concorso con progettazione e realizzazione a carico dell'impresa vincitrice, l'Ufficio tecnico dello Iacp si è indirizzato verso una nuova prassi di lavoro, con una ripresa della progettazione interna per costruzioni di tipo tradizionale.

Compilatori

  • Romanelli Rita
  • Bettio Elisabetta

E' produttore di

Riferimenti bibliografici

  • Tipologia della fonte bibliografica: libro
  • Titolo libro o rivista: Libera Adalberto, Piano di incremento occupazione operaia case per lavoratori. 1. Suggerimenti, norme e schemi per la elaborazione e presentazione dei progetti. Bandi dei concorsi, Roma 1949
  • Titolo libro o rivista: Roberto Pierini, La città distante. Piani e progetti di edilizia residenziale pubblica, Pisa, ETS, 2001
  • Titolo libro o rivista: L'attività nel primo decennio dell'era fascista 1922.I-1932.X, Istituto per le Case Popolari, Firenze, 1933
  • Titolo libro o rivista: Novant'anni di case popolari a Firenze. Iacp Ater 1909-1999, Firenze, Alinea editrice, 2000
  • Titolo libro o rivista: Esposito Vincenzo, Giovannoni G., I quartieri di edilizia pubblica nel dopoguerra: Isolotto, Sorgane, Torri Cintoia, "Edilizia Popolare", 1986, pp. 73-96
  • Titolo libro o rivista: Borrani Pietro, 50 anni di vita dell'Istituto autonomo per le case popolari della provincia di Firenze, Firenze 1960
  • Titolo libro o rivista: Masini Daniele, Bertelli Massimo, Abitazioni popolari e locazioni urbane nella storia fiorentina, Firenze, Edizioni Plan, 2002
  • Titolo libro o rivista: Venturi, Enzo, Lo Iacp di Firenze quale soggetto attuatore di piani urbanistici per la residenza, "Edilizia popolare", n. 196, mag.-giu. 1986, pp. 72-73

Riferimenti web

  • Descrizione:
    Casa Spa